Francesco Greco, Presidente CNF: “IA, una sfida complessa che l’Avvocatura deve governare”
di Simona D’Alessio – Giornalista Scarica in PDF
L’Avvocatura non può farsi cogliere “impreparata” dall’avvento dell’Intelligenza artificiale e, in generale, dall’avanzata delle nuove tecnologie nella società e nel mondo libero-professionale. A pensarla così è il presidente del Consiglio nazionale forense (CNF) Francesco Greco, che, in vista della sua partecipazione a “Scenario professioni: oggi e domani”, l’iniziativa promossa da Ambrosetti, TeamSystem ed Euroconference, che si terrà il 13 ed il 14 maggio prossimi (in parte in diretta streaming e in parte in presenza a Villa Erba, a Cernobbio, su lago di Como), ha risposto ad alcune domande di EcLavoro sul comportamento dei Legali – nella duplice veste di operatori di giustizia e di lavoratori autonomi – alle prese con le potenzialità e i rischi degli strumenti più innovativi.
Presidente Greco, quali ritiene siano le principali sfide che gli avvocati dovranno affrontare nel prossimo futuro, considerando le rapide evoluzioni tecnologiche e normative?
L’Avvocatura, sin dal primo momento, ha mostrato grande sensibilità e presentato proposte sulle disposizioni in materia di professioni intellettuali, sulle modalità dell’uso dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria e sulla creazione di Autorità nazionali per la valutazione dei sistemi di intelligenza artificiale immessi sul mercato, oppure adottati dalle Amministrazioni pubbliche. Per quanto concerne l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’attività giudiziaria, il Consiglio Nazionale Forense ritiene importante che, dal disegno di legge governativo, sia stata esclusa la possibilità di utilizzare l’algoritmo per la redazione di qualunque tipo di provvedimento giudiziario. Più volte abbiamo detto – e lo continueremo a ribadire – che qualunque provvedimento che viene emesso dal giudice, un’ordinanza, un decreto, una sentenza, debba essere soltanto frutto della potenza della mente umana. Ritengo che il giudice non possa sacrificare le proprie capacità intellettuali in favore dello strumento tecnologico. La rivoluzione tecnologica in atto, e in rapida evoluzione, non può, comunque, trovare gli avvocati impreparati: è una sfida complessa che l’Avvocatura italiana deve e dovrà governare.
In che modo il CNF sta supportando l’integrazione delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, all’interno delle professioni legali? E quali sono le opportunità che intravede in questo ambito?
Mi preme mettere in evidenza che la Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (FIIF), costituita dal Consiglio Nazionale Forense, è al lavoro per organizzare corsi pratici di formazione sulle nuove tecnologie rivolti agli avvocati. Il CNF ha avviato, a partire dello scorso anno, una sinergia sul tema dell’intelligenza artificiale con le avvocature dei paesi del G7: abbiamo verificato, pertanto, che in tutte le nazioni il disagio e l’incertezza sono comuni. L’intelligenza artificiale è una rivoluzione tecnologica, siamo consapevoli che è uno strumento che migliorerà la vita del genere umano. Detto ciò, ci sono delle serie preoccupazioni sull’applicazione concrete dell’intelligenza artificiale nella giurisdizione, sulle ricadute sul lavoro degli avvocati e dei magistrati e, quindi, sulla qualità della giustizia che offriamo ai cittadini e alle imprese. La tecnologia, poi, non deve essere a beneficio solamente di chi ha maggiori risorse economiche. È, dunque, volontà del CNF, mettere tutti gli avvocati nelle condizioni di potersi avvalere di strumenti affidabili nell’esercizio della propria professione.
Proiettandoci sull’evento del 13 e 14 maggio organizzato da Ambrosetti, TeamSystem ed Euroconference a cui lei parteciperà, come pensa possa svolgersi ed evolversi la collaborazione tra avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, al fine di offrire servizi integrati alla clientela e rispondere alle esigenze di un mercato in continua trasformazione?
Il futuro impone sicuramente un approccio interdisciplinare. Il Consiglio Nazionale Forense, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili e il Consiglio Nazionale del Notariato hanno costituito, già nel 2017, l’associazione “Economisti e Giuristi Insieme”, finalizzata al coordinamento delle attività per la tutela dei valori deontologici e del ruolo assegnato nel sistema giuridico ed economico ai rispettivi Ordini professionali. Il CNF promuove, dunque, forme di aggregazione associative e societarie professionali e interprofessionali. Nella riforma della legge professionale forense abbiamo introdotto, poi, anche il “contratto di rete”, che consente agli avvocati di avere una collaborazione senza vincoli societari: è uno strumento di integrazione, che permette di mantenere la propria autonomia e specificità con molteplici opportunità per migliorare competitività ed efficienza. Sono convinto che tali strumenti rappresentino un’opportunità concreta per rafforzare la capacità dell’Avvocatura di rispondere alle esigenze di imprese e cittadini, offrendo servizi integrati e multidisciplinari. E, soprattutto, senza snaturare il ruolo dell’avvocato.